Dichiarazione di voto
Data: 
Lunedì, 23 Febbraio, 2026
Nome: 
Simona Bonafè

A.C2753-A

Grazie, Presidente. Questo decreto Milleproroghe è l'ennesima fotografia impietosa di un Governo senza visione, senza coraggio e, come ormai è stato evidente dall'iter in Commissione, in confusione totale. Avevamo un'occasione dopo una legge di bilancio che il Governo stesso ha definito leggera, e lo era, sì, nel senso peggiore del termine, leggera di risorse, leggera d'ambizione, leggera di futuro. Con questo provvedimento si poteva correggere, almeno in parte, una rotta sbagliata. Poteva essere il momento della concretezza e della responsabilità istituzionale e, invece, avete scelto di non scegliere anche questa volta. Il Paese è fermo, la produzione industriale cala da 30 mesi su 36, le famiglie vedono gli stipendi al palo e le spese in aumento: bollette, mutui, affitti, energia, beni alimentari. La crisi economica non colpisce più solo chi è già fragile, colpisce la classe media, quella che tiene in piedi i consumi, il risparmio, la coesione sociale.

Se l'Italia cresce meno di altri grandi Paesi europei, se arranca più di altri, se fatica più di altri, questo non è un destino cinico e baro, sono scelte politiche. E allora avete scelto di non mettere al centro salari e lavoro, avete scelto di non intervenire sul caro affitti, avete scelto di non sostenere davvero le imprese in difficoltà e intervenite poco, tardi e male sul costo dell'energia. E siccome non siete in grado di programmare per il futuro, quando vi si presenta un decreto che per definizione serve almeno a prorogare, cioè evitare che diritti e strumenti decadano nel silenzio, litigate fra di voi, bloccate i lavori delle Commissioni, perdete settimane in faide interne e chiudete tutto senza un vero esame di merito, perché scade il tempo utile della conversione. Questa è la vostra idea di responsabilità, non dico nei confronti delle opposizioni, ma verso il Paese. Altro che collaborazione, come ho sentito qui dentro dai colleghi di maggioranza.

Noi abbiamo fatto la nostra parte, con l'atteggiamento collaborativo che ci ha contraddistinto per tutto il tempo dei lavori in Commissione. Abbiamo presentato proposte puntuali, molte a costo zero o con coperture ben individuate. Sono state respinte quasi tutte, tranne quelle che diventavano accessibili solo quando compariva una firma della maggioranza. Una coincidenza curiosa: evidentemente il problema non era il merito, ma la provenienza. Avevamo chiesto la proroga delle misure per i caregiver familiari, persone che sostituiscono lo Stato nell'assistenza quotidiana ai propri cari in difficoltà, spesso rinunciando al lavoro, al reddito, alla propria vita sociale. Rischiano di perdere risorse già previste mentre state lavorando a una nuova legge, che ancora, però, non si vede. Davvero questa era una richiesta così eversiva da non poter essere tenuta in considerazione? Avevamo chiesto di prorogare e rifinanziare il Fondo per gli inquilini morosi incolpevoli, scaduto a dicembre scorso. Lo avete tagliato, lasciando i comuni soli davanti a un'emergenza abitativa che cresce ogni mese. Annunciate il famoso piano casa un giorno sì e un giorno no, ma nelle città aumentano solo le tensioni sociali. E intanto scaricate tutto sui sindaci, come state facendo sui temi della sicurezza.

Avevamo chiesto di prorogare la cassa integrazione in deroga per i settori tessile, moda, abbigliamento, settori che rappresentano l'ossatura produttiva di tanti territori, migliaia di lavori e piccole imprese artigiane che tengono alto il valore del made in Italy nel mondo. Avvisate il Ministro Urso: non bastano i cambi del nome del Ministero per sostenere la manifattura, servono azioni e risorse . Avete messo il tetto del 20 per cento allo scorrimento degli idonei nelle graduatorie dei concorsi pubblici e vi abbiamo chiesto almeno di prorogarne l'entrata in vigore. Parliamo di giovani che hanno studiato, superato prove selettive e che aspettano solo di entrare nella pubblica amministrazione con il loro bagaglio di entusiasmo e di competenze, ma li costringete a ripartire da capo, mentre mancano insegnanti, personale amministrativo nella giustizia, nella sanità e mancano le Forze dell'ordine. È uno Stato che predica meritocrazia e pratica, però, frustrazione.

Sull'editoria siete riusciti a fare peggio. Avete lasciato senza proroga il credito d'imposta per la carta stampata, colpendo un settore già in forte crisi. State minando il pluralismo, l'indipendenza e la qualità dell'informazione, pilastro di ogni democrazia, e non siete stati capaci di garantire pienamente nemmeno la convenzione a Radio Radicale, che svolge un servizio pubblico essenziale e prezioso, trasmettendo integralmente i lavori parlamentari. Solo dopo la pressione di tutti, perfino del portavoce della Commissione europea, solo oggi è arrivata la notizia del sostegno di 10 milioni. Era ora!

Avete inserito un contributo di 2 euro sulle spedizioni extra-UE in legge di bilancio, una misura che rende l'Italia un unicum negativo in Europa, penalizzando la logistica e spingendo i traffici verso altri Paesi. Poi vi siete contraddetti da soli sulle proroghe: un Governo che annuncia e smentisce sé stesso nel giro di poche settimane, mentre noi vi abbiamo chiesto fin da subito di levare questa tassa iniqua.

Sul PNRR per l'edilizia scolastica la situazione è surreale. Comuni come Barberino Tavarnelle e tanti altri hanno demolito vecchi edifici per costruire scuole nuove, moderne e sicure; oggi rischiano di trovarsi senza scuole e senza fondi, per ritardi non imputabili sicuramente a loro. Un fondo è stato istituito ormai mesi fa, grazie a un emendamento del PD, ma mancano ancora i decreti attuativi. La solita storia: annunciate, ma poi non siete in grado di attuare.

Sui comuni montani avete scelto di procedere con il declassamento, togliendo risorse e strumenti alle aree interne. Vi abbiamo chiesto più volte, non ultimo anche prima con nostri ordini del giorno, di rivedere almeno i criteri per la definizione di queste aree. Voi le considerate territori destinati allo spopolamento. Per noi sono un presidio ambientale, culturale e produttivo imprescindibile: sono il cuore del Paese. Fatevi un giro a Volterra, guardate il medievale Palazzo dei Priori, parlate con gli artigiani dell'alabastro e poi tornate qui a dire che sono territori marginali. Sono marginalizzati, ma dalle vostre politiche. Non stiamo parlando solo di risorse mancate, ma di norme che porteranno ad avere un impatto negativo anche sui servizi, a partire dalle scuole, che dovranno chiudere, perché non rispettano i nuovi criteri.

Agli alluvionati in Sicilia avete detto che non ci sono i soldi per sospendere gli adempimenti fiscali e contributivi come avevamo proposto. Però, poi le risorse magicamente compaiono quando si tratta di riaprire la rottamazione di cartelle, come avete provato a fare fino all'ultimo secondo utile. È sempre la stessa logica: severi con chi subisce una calamità, indulgenti con chi non paga.

Avete tentato di riaprire il condono edilizio, ma non avete voluto rifinanziare il Fondo per demolire gli abusi. A Piombino avete provato a fare il blitz, che non vi è riuscito. Vi ricordo che attendono ancora le compensazioni previste per legge per una scelta di interesse nazionale ma di forte impatto sul territorio, perché quando c'è da chiedere sacrifici alle comunità locali siete rapidissimi, ma quando ci sono gli impegni da mantenere sparite. E intanto la parola che ricorre di più nei corridoi è sempre la stessa: non ci sono le risorse. Non ci sono per i caregiver, non ci sono per gli inquilini in difficoltà, non ci sono per le scuole, non ci sono per i comuni montani, non ci sono per gli alluvionati, non ci sono per chi lavora, per chi produce, per chi resiste. Ma la verità è un'altra: le risorse sono una questione di priorità e le vostre priorità non coincidono con i bisogni reali del Paese. Infatti, per le vostre bandierine politiche in qualche modo qualcosa si riesce a trovare sempre.

Siete il Governo della propaganda permanente: conferenze stampa, cambio di nomi di Ministeri, slogan, nemici immaginari. Quando si tratta di entrare nel merito, di scegliere le priorità e di assumersi responsabilità vere vi dividete e bloccate tutto, navigate a vista. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: questo è un provvedimento svuotato, chiuso in fretta, senza un confronto vero, senza risposte per milioni di persone. Noi continueremo a portare avanti le proposte di chi lavora, studia, investe, assiste un familiare, tiene aperta una bottega in un piccolo comune montano. Continueremo a chiedere che le risorse siano orientate dove producono coesione e non consenso di breve periodo, perché l'Italia merita di più di un Governo che tira a campare tra una scadenza e l'altra. Per tutte queste ragioni, il nostro voto sarà convintamente contrario.